di Walter Riolfi
Resistono i dubbi degli analisti americani, mentre le case di investimento del Vecchio Continente mettono in campo un moderato ottimismo per economia, inflazione e listini
Davvero istruttiva è l’analisi di Candriam sull’Ue. Fin dal titolo: «Eurozona: aumenta il rischio di recessione. Probabile rialzo tassi a settembre». Parrebbe una perfetta contraddizione, ma la società argomenta, numeri alla mano, l’inesorabile declino del Vecchio continente. La «crescita s’è ulteriormente indebolita», dice, citando gli indice Pmi che «si stanno muovendo nella direzione sbagliata». Anche «l’inflazione sta andando nella direzione opposta», aggiunge, poiché quella primaria è superiore al 3% e quella core mostra «segni di una rinnovata pressione al rialzo». Pertanto «il rischio di recessione è aumentato e la divergenza con gli Stati Uniti s’è ampliata», conclude. Che disastro! Avesse avuto la prudenza d’aspettare un giorno, e vedere come sono usciti gli indici Pmi e i dati sull’inflazione, forse l’esperto di Candriam avrebbe evitato una figuraccia. L’attività dei servizi è cresciuta di quasi due punti e, a 49,4, ha quasi raggiunto la soglia di equilibrio. Nel complesso l’indice composito è risalito a 50 dal 48,5 di maggio. L’inflazione, anziché andare nella direzione opposta, è scesa di ben 4 punti




