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Tamango, la rivelazione anti-sistema che sfida l’industria della musica e organizza «rampallonate» negli stadi di periferia

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di Barbara Visentin

Il progetto piemontese è nato da tre compagni di liceo. La «ciurma» cura da sola i concerti (che costano 15 euro) e piace a Cecchetto

Alla parola collettivo preferiscono «progetto artistico» o «ciurma». Sul palco, oltre alla musica, mescolano in maniera originale e sfrontata performance teatrale, ballo, avanspettacolo, costumi da marinai, chi più ne ha più ne metta. Benvenuti nel mondo dei Tamango, considerati ormai in maniera conclamata una delle realtà musicali italiane più interessanti degli ultimi anni, protagonisti di una coraggiosa (e forse utopica) gestione totalmente indipendente del progetto che in questo periodo li vede impegnati, dopo l’uscita del disco «t’amango», nelle cosiddette «rampallonate», come si chiamano i loro eventi live, realizzati negli stadi di periferia (la prossima a Roma, il 25) e auto-organizzati in tutto, dalle scenografie agli stand per i drink.

«La vera magia, la parte inspiegabile, è come siamo passati dall’essere tre compagni di classe a tutto questo», ride Federico Anello, uno dei fondatori del gruppo torinese, nato sui banchi del liceo classico di Chieri e diventato un fenomeno capace di raggruppare 5mila spettatori a sera. Con lui a dare vita i Tamango c’erano inizialmente Alberto Tirelli e Marcello Maida, tutti

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