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La Lega «allarga» la legittima difesa. Così la grazia a Roggero non sarebbe più necessaria

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Depositato in Senato il ddl che punta a proteggere chi reagisce a intimidazioni a mano armata a casa o mentre lavora. L’effetto retroattivo consentirebbe al commerciante di chiedere l’uscita dal penitenziario

Sullo sfondo del dibattito intorno al caso Roggero, la riforma della legittima difesa proposta dalla Lega ha il pregio di fondere in un unico calderone, senza possibilità di scissioni retoriche, l’aspetto politico e quello giuridico. Il disegno di legge a prima firma Claudio Borghi è stato formalmente depositato in Senato e prevede, se approvato, l’introduzione del seguente comma all’articolo 52 del Codice penale: «In caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta».

La modifica contempla fattispecie analoghe alla vicenda di Mario Roggero: se una simile norma fosse stata in vigore quando i giudici si esprimevano sulla sua condanna, essi sarebbero stati tenuti a far rientrare le azioni del gioielliere all’interno del perimetro della legittima difesa. L’accusa di omicidio volontario, in altre parole, non avrebbe avuto possibilità

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