Lunedì, in un dibattito organizzato dal Corriere TV con Carlo Rovelli sulla Cina, ho fatto un’affermazione che ha fatto sobbalzare alcuni lettori del Corriere, che me ne chiedono ragione e vogliono ulteriori spiegazioni. Ho detto cioè che a Pechino c’è un regime che, sotto altri lidi, in altre situazioni, verrebbe considerato a tutti gli effetti un regime di destra. Premetto che non uso volentieri le etichette, le categorie destra-sinistra, che per certi aspetti sono superate o inadeguate, anche perché, ad esempio, c’è una destra classica conservatrice, una destra fascista, una destra populista, quella di Donald Trump, che è molto diversa. Perché ho fatto quell’affermazione? Perché mi colpisce che, in questa fase, proprio alla ricerca di una superpotenza che possa contenere, contrastare, castigare la prepotenza di Donald Trump, molti progressisti, che si considerano di sinistra, simpatizzano per la Cina. E questa Cina, però, non è una potenza, come direbbe il suo nome, comunista o socialista in senso classico.
15 luglio 2026
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