
di Marta Serafini
Il ministro della Difesa rischia di pagare la sua autonomia, i veti sugli appalti e lo scontro con pezzi dell’apparato. Intanto il caso Stefanishyna, l’incognita Svyrydenko e la carta Koretskyi mostrano che il presidente ha aperto la crisi senza aver ancora chiuso la partita
«Ha commesso l’errore di diventare troppo popolare. Inoltre, sembra estremamente efficace. E, come se non bastasse, ha deciso di non tollerare la corruzione».
È Serhiy Fursa – banchiere d’investimento ucraino, voce influente del dibattito economico di Kiev – a spiegarlo. Se Mykhailo Fedorov sta per saltare, il punto non è che abbia fallito. Il punto, semmai, è che ha funzionato troppo bene. Fedorov, 35 anni, è il volto più netto della modernizzazione ucraina: prima alla Trasformazione digitale, poi alla Difesa, uomo dei droni, della digitalizzazione, dei rapporti con la Silicon Valley, di un linguaggio da start-up infilato dentro uno Stato in guerra. In pochi mesi ha provato a mettere ordine in un ministero storicamente opaco, ha spinto sull’innovazione militare e ha toccato interessi pesanti. In un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, Fedorov si è classificato al secondo posto per indice di fiducia netta tra le figure politiche.
Un’ascesa senza precedenti. Tanto




