
Il Brasile possiede tra le maggiori riserve mondiali di terre rare e minerali critici. Stati Uniti, Europa e Giappone guardano al gigante sudamericano per ridurre la dipendenza dalla Cina e costruire una nuova filiera strategica.
Per decenni il Brasile è stato identificato con le sue immense coltivazioni agricole, le miniere di ferro e i grandi giacimenti petroliferi offshore. Oggi, però, il gigante sudamericano sta assumendo un ruolo centrale in una delle sfide più importanti dell’economia globale: quella per il controllo delle terre rare e dei minerali critici indispensabili per le tecnologie del futuro, e dunque nella competizione tra Stati Uniti e Cina (vero dominus da contrastare).
Sono 17 materie prime fondamentali che, pur non essendo particolarmente scarse in natura, risultano difficili e costose da estrarre, separare e raffinare, fattore che ne aumenta enormemente il valore strategico. Batterie, semiconduttori, veicoli elettrici, sistemi di difesa avanzati, infrastrutture digitali e applicazioni legate all’Intelligenza artificiale, ne hanno tutti bisogno. E soltanto il gigantesco Paese sudamericano può essere in grado – adesso si è capito – di offrire un’alternativa credibile al predominio costruito da Pechino negli ultimi decenni.
Secondo le stime più diffuse, il Brasile possiede circa 21 milioni di tonnellate di riserve di




