Passerà Trump e il Sogno americano sarà sopravvissuto perfino a lui. Se crediamo che quel Sogno dipenda da chi sta alla Casa Bianca, non capiamo l’America. Del resto, questa è la costante da 250 anni: quasi mai il resto del mondo ha compreso la natura profonda di questo Paese. Il Sogno nasce screditato dalle origini, almeno agli occhi delle élite europee… ma non delle decine di milioni di migranti accolti dalla Statua della Libertà.
Con l’eccezione del francese Alexis de Tocqueville, autore di un’immortale analisi sulla superiorità della democrazia statunitense, i giudizi del Vecchio Continente sono sempre stati sprezzanti. Hitler era sicuro di vincere la guerra contro una «nazione di bottegai» (gli americani). Ma prima di lui era stato il Vaticano a condannare il «materialismo» degli Stati Uniti nonostante abbiano sempre avuto percentuali di pratica religiosa superiori all’Europa, e tradizioni di filantropia senza eguali.
Lenin e Stalin profetizzavano il crollo del capitalismo Usa, ma quando il loro erede Kruscev visitò il Paese vero, rimase sconvolto dal benessere della classe operaia americana. Poi arrivò Deng Xiaoping, il comunista cinese affascinato dall’economia di mercato. Ma per generazioni di giovani americani valeva l’opposto: negli anni Sessanta e Settanta i loro idoli




