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Il motore a idrogeno non è più un miraggio: ecco perché la scommessa può essere vincente

imageUN RITORNO INASPETTATO

Nel pieno della transizione energetica, c’è chi non si arrende all’addio ai pistoni. I motori termici alimentati a idrogeno stanno guadagnando terreno come alternativa a basso costo rispetto alle complesse ed esose celle a combustibile (fuel cell). Non parliamo delle note auto elettriche a idrogeno, ma di propulsori tradizionali modificati per bruciare l’idrogeno direttamente all’interno della camera di scoppio. Una strada che promette di salvare il sound, la meccanica e l’emozione dei motori tradizionali, azzerando le emissioni di CO2 allo scarico.

PERCHÉ LA BMW CI RINUNCIÒ VENT’ANNI FA

L’idea di far bruciare idrogeno a un motore tradizionale non è inedita. La BMW inizio la sperimentazione sin da 1979. Tra il 2006 e il 2008, la BMW stupì il mondo portando su strada la Hydrogen 7, un’ammiraglia in serie limitata dotata di un poderoso motore V12 da 6 litri bivalente (benzina/idrogeno). Nel 2009, però, la casa di Monaco decise di abbandonare definitivamente il progetto per concentrarsi sulle auto elettriche a batteria.

I motivi del fallimento erano legati ai limiti tecnologici dell’epoca. L’efficienza energetica era bassissima: alimentato a idrogeno, quel mastodontico V12 erogava appena 260 CV contro i 445 CV della versione a benzina. Inoltre, l’idrogeno – inserito nei

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