
Il prossimo attaccante della Juve, tanto genoano da canticchiare i cori della gradinata quando si accomodava in panchina, in campo dimentica la timidezza che ne contraddistingue il carattere fuori. E alla firma sul primo contratto sua madre non chiese soldi, ma un dentista
Allora è vero che il Genoa è un Athletic Bilbao dalle dimensioni leggermente ridotte: giocatori fatti in casa, spesso prodotti a km zero, dal potenziale esagerato e che in breve tempo si trasformano in ossigeno puro per le casse della società. È il caso di Jeff Ekhator, prossimo attaccante della Juventus, ma pure di molti altri: l’altro bianconero Cambiaso (genovese) è cresciuto proprio nel Don Bosco, la stessa realtà salesiana che ha svezzato Ekhator, mentre Ahanor passato all’Atalanta per 20 milioni era stato accolto bambino in un’abbazia adibita a centro di accoglienza nella zona di Sampierdarena. Poi ci sono tanti altri nomi, “local” e non, che nel tempo hanno fatto (o faranno) le fortune finanziare del Grifone: i genovesi Pellegri, Venturino e Lipani, il savonese El Shaarawy, il sanremese Sturaro, Zaniolo (sì, è passato dal Genoa pure lui), Perin, Rovella, Mandragora, Marcandalli, Bani. E prima ancora Criscito, Panucci, Pruzzo, Eranio. Insomma, la tendenza è lunga e prosperosa,




