
Senza fili e grande quanto un francobollo, riconosce la tensione dal corpo e potrebbe aiutare perfino in terapia intensiva
Eugenio Spagnuolo
1 luglio – 14:21 – MILANO
Nell’immaginario, la macchina della verità è quella dei film polizieschi: tanti fili attaccati alle dita e al petto e un ago che sobbalza su un rullo di carta a ogni domanda scomoda. Il poligrafo, in fondo, lavora così: registra il battito che accelera e la pelle che reagisce quando diciamo qualcosa che preferiremmo tenere per noi, traducendo lo stress in un tracciato. Ma, di recente, un gruppo di ricercatori dell’ospedale Ann & Robert H. Lurie di Chicago e della Northwestern University ha provato a ridurre tutto quell’armamentario a un cerotto da applicare sul torace. Una sorta di poligrafo portatile, che potrebbe essere molto più utile che a smascherare una bugia…
come funziona—
Il sensore è piccolo, senza fili, e una volta sul petto registra di continuo il ritmo cardiaco, la temperatura della pelle e la respirazione. Un’intelligenza artificiale incrocia poi questi dati e impara a riconoscere quando si allontanano dalla calma di partenza, leggendoli come spie della tensione psico-fisiologica. In questo




