Taremi&C. si sono illusi di essere ripescati fino allo strano 3-3 del Girone J tra Austria e Algeria. Tutti a casa dopo aver vissuto settimane difficili
Non bastava la guerra permanente con gli Usa e la pace traballante tra Washington e Teheran, i visti negati dall’amministrazione Trump a 11 componenti della delegazione considerati troppo vicini agli ayatollah, i viaggi lampo negli Usa per le partite con possibilità ridottissime di allenamento sul posto. E ancora il cambio del campo base in tutta fretta prima del Mondiale, le tensioni con gli esuli persiani sul suolo americano e pure le polemiche attorno al Pride di Seattle, osteggiato dalla Repubblica Islamica, mentre Taremi e soci si divoravano la vittoria contro gli egiziani. La maledizione dell’Iran in questo torneo ha avuto il momento finale davanti alla tv, nell’ultima giornata dei gironi. Dopo il pareggio beffa contro l’Egitto, bagnato da lacrime e rimpianti per un folle recupero in cui è stato annullato un gol per millimetri ed è stata presa una traversa più che beffarda, c’erano comunque buone possibilità di classificarsi per la prima volta alla fase a eliminazione diretta del Mondiale nel lotto delle migliori terze. Serviva prima una vittoria del Ghana sulla Croazia




