
di Francesco Battistini, inviato a Gerusalemme
Beirut non riconosceva lo Stato ebraico. Il testo dell’intesa
Gerusalemme – Un lento ritorno della sovranità libanese. Le prime due zone da dove l’esercito israeliano si ritirerà. Il disarmo degli Hezbollah. E una novità politica: per la prima volta dal Libano, il riconoscimento del diritto d’Israele a esistere. Vittoria di Bibi? Resa di Beirut? Iran ko? L’accordo di Washington in 14 punti ha l’ambizione d’una «pace duratura», l’orizzonte della ricostruzione, la certezza, che siamo solo all’«inizio dell’inizio» (parole di Marco Rubio). Ecco gli interrogativi aperti dal documento.
1 È la fine della guerra?
No. «Israele e Libano dichiarano la loro intenzione di porre fine al conflitto», riconoscendo la sovranità reciproca e soprattutto il reciproco «diritto a esistere»: significativo, per Beirut che l’aveva sempre negato a Israele. Il Libano ripete che la presenza di qualsiasi gruppo armato (Hezbollah), o di qualsiasi Stato (Iran) che usi la forza, sarà considerata «illegale». In realtà, lo stesso accordo ammette che restano ancora molte questioni aperte.
2 Cosa sono le zone pilota?
L’elemento chiave dell’intesa è al punto 3. Un ritiro solo parziale degli israeliani, un rientro solo parziale dei libanesi. Le due aree — Nabatiye




