
di Valerio Cappelli
L’attore presidente onorario al Filming Italy Sardegna Festival: «Il mio Mr Wolf di Pulp Fiction potrebbe neutralizzare Trump, ma solo in un film. Ho recitato gratis nel debutto di Scorsese»
CAGLIARI Harvey Keitel arriva coi sandali, due grandi anelli alle dita, la voce è un bisbiglio, affaticato dal caldo afoso di Forte Village, ospite per la terza volta al Filming Italy Sardegna Festival di Tiziana Rocca, stavolta è presidente onorario: «Sono uno che lavora bene sotto pressione. Adoro Cannes ma anche starmene rilassato qui ora».
Jane Campion che l’ha avuto in Lezioni di piano dice che lei piange spesso. «È vero, ma non vi dico perché, è una domanda troppo personale, ci sono cose che devono restare tra il diavolo e l’acqua santa». Ha 87 anni 120 film, tanti personaggi tormentati, moralmente ambigui. «Sono stato fortunato».
Si torna a parlare di Tarantino e Scorsese. Cominciamo da Quentin: «L’ho conosciuto che vendeva videocassette, era un ragazzone povero e affamato, venne a casa mia, gli aprii il frigo: scegli quello che vuoi. Gli mettevo da parte gli avanzi. Quando lessi il copione di Pulp Fiction rimasi senza parole. Ma hai parenti o amici che sono


