
L’attore, protagonista della serie Netflix «Storia della mia famiglia»: «Non sono ancora padre, ma mi spaventa di più l’idea di legarmi a qualcuno per sempre»
Eduardo Scarpetta è un secchione della recitazione. Inevitabile, forse, se vieni da una famiglia che ha plasmato il teatro napoletano e quindi, più in generale, quello italiano. Una dinastia che ha avuto per capostipite proprio l’omonimo avo dell’attore nato nel 1993. Protagonista della seconda stagione di Storia della mia famiglia (disponibile su Netflix), spiega con un sincero spirito illuminista come ha costruito il personaggio di Fausto, un giovane padre malato terminale che prepara la vita della sua famiglia dopo la sua morte attraverso una serie di messaggi confezionati in anticipo. Il racconto stavolta parte dalla morte già avvenuta (nella prima stagione), ma il personaggio di Scarpetta rivive attraverso i tanti ricordi di chi resta. Una serie toccante, «ma confesso che il mio modo di lavorare è a compartimenti stagni: anche se ho familiarità con una perdita del genere, non ho fatto associazioni. Non tornavo a casa con brutti pensieri, insomma», spiega Scarpetta.
Come ha costruito allora il suo personaggio?
«Si parte sempre della sceneggiatura e dai dialoghi con il regista. Il mio personaggio è ispirato a un




