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Produttività, in azienda arrivano gli agenti d’Intelligenza artificiale di Salesforce

di Massimiliano Del Barba

A Milano Agentforce World Tour, l’evento per la presentazione di Headless 360, il nuovo strumento di Agentic Ai del colosso dei servizi digitali al cliente

Più che l’Intelligenza artificiale le Intelligenze artificiali. Al plurale non tanto nel senso che oramai, nell’hype della nuova frontiera del supercalcolo stocastico, le aziende che propongono servizi di automazione linguistica stanno crescendo a ritmi da bolla dot.com 4.0. Quanto invece perché, dall’Intelligenza artificiale generativa, quella per intenderci di ChatGpt o di Claude, il mercato (che segue l’evoluzione tecnologica) si sta spostando sull’Intelligenza artificiale agentica. O, meglio, sugli agenti d’Intelligenza artificiale. 

Nel mondo dell’Ai generativa, noi poniamo una domanda e lei elabora una risposta, poi si ferma: lei riassume, traduce, scrive (non benissimo, meno male), genera immagini, ma rimane fondamentalmente reattiva: aspetta cioè che qualcuno la interpelli, ma sostanzialmente è sprovvista di una propria iniziativa. Gli agenti sono invece tutta un’altra musica: non aspettano istruzioni ma, ricevuto un obiettivo, lo scompongono in sotto obiettivi e decidono come affrontarli sfruttando motori di ricerca e database aziendali, API esterne, altri agenti, e porta a termine il lavoro, riferendo i risultati. Ognuno si occupa di un compito preciso, comunica con gli altri

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