
di Matteo Cruccu
Dopo l’exploit di Sanremo, il racconto dell’esibizione al Magnolia di Milano
Per molti è stato il vincitore “morale” di Sanremo, con quella performance esplosiva la sera dei duetti. Trionfatore sì, Tony Pitony, ma con una cover di Sinatra. Stasera al Magnolia di Milano il misterioso siciliano che non dà interviste e di cui si ignora il nome al secolo, ha fatto vedere che dietro le pur eccelse doti canore, c’è anche tutta una weltanschauung (invero boccaccesca e scurrile assai) che attira e ha attirato numerosi adepti, ben prima del suo bagno nazionalpopolare al Festival, come si vede dal pubblico devotissimo del Magnolia.
Saltando da un genere all’altro, dalla bossa all’elettronica (accompagnato da una validissima band), Tony costruisce il suo villaggio politicamente scorrettissimo, dove apparentemente potrebbe sembrare razzista (“Mi piacciono le nere”), omofobo (“Giovanni”) e misogino (“Balù”). In realtà, alla maniera dei rapper e dei trapper, il Nostro mascherato fotografa la beceraggine di tanto Paese. E a differenza di questi però (oltre alla sua, già sottolineata, bravura tecnica) finisce in realtà per satireggiare sui pregiudizi.
Alla maniera dei vecchi Maestri, Skiantos ed Elio su tutti, ma anche con un occhio a Rino Gaetano,




