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Garlasco, la verità di Alberto Stasi: «Il muretto era rotto. Qualcosa non torna»

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Interrogato a Pavia nel 2025, Stasi ha parlato dell’impronta 33 di Sempio e delle anomalie che non ha mai saputo spiegare

Un muretto di cinta rotto. Un posacenere non vuoto in una casa dove nessuno fumava. E un’impronta, la numero 33, che oggi porta il nome di Andrea Sempio.

Sono i dettagli al centro dell’interrogatorio di Alberto Stasi, tenutosi davanti al procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone, risalente al 20 maggio 2025. Lunedì 8 giugno 2026, la trasmissione televisiva Quarta Repubblica ne ha pubblicato alcuni spezzoni, riportando le parole dell’uomo attualmente condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, in via Pascoli. Stasi, alla luce dell’inchiesta dell’ultimo anno e dei nuovi elementi emersi, verrebbe escluso dal luogo del delitto: potrebbe dunque profilarsi per lui la tanto agognata revisione del processo.

Le anomalie che Stasi non si è mai spiegato

Alberto racconta la sua verità sul tragico giorno dell’omicidio. Quando trovò il cadavere della fidanzata, scavalcò il muretto di cinta di casa Poggi in un punto già danneggiato. «Era rotto, ma non l’ho rotto io. E nemmeno lo ha fatto qualche carabiniere», racconta. E aggiunge: «Qualcuno potrebbe aver scavalcato. È una cosa che mi ha

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