
di Alessandro Sala
Francesco De Augustinis presenta il suo nuovo film: «Il sistema dominante produce al tempo stesso obesità e carestie. Non può funzionare, il rischio concreto è quello di nuove guerre». Ma le possibili soluzioni non mancano. E i nostri avi le conoscevano già
In un’epoca in cui i conflitti sono all’ordine del giorno ma riguardano perlopiù la conquista di territori o la corsa alle materie prime e l’economia, non viene molto spontaneo pensare alla possibilità che prima o poi, nel terzo millennio, esploderanno per il cibo. Non per il petrolio, il gas o le terre rare. Ma per cereali o pesce. Non viene spontaneo pensarlo perlomeno nella nostra parte di mondo, quella occidentale o comunque quella più ricca. Dove l’accesso alle risorse alimentari non è messo in discussione e dove la fame, quella vera, riguarda una quota relativamente piccola della popolazione. Ma ci sono tutti i segnali per affermare che se non si fa qualcosa probabilmente sarà così.
Gli allevamenti intensivi e l’acquacoltura (che poi spesso altro non è che l’allevamento intensivo ma in mare) che drenano quote enormi di cereali o piccola fauna ittica che anziché sfamare direttamente le persone vengono trasformati in mangimi,




