Qualcosa si muove nel profondo del Sole e lo fa da decenni, lontano dagli occhi degli strumenti tradizionali. Un gruppo di astrofisici dell’Università di Birmingham ha scoperto che la nostra stella non è quella che pensavamo di conoscere: analizzando quasi quarant’anni di dati sismici, i ricercatori hanno individuato un cambiamento strutturale graduale appena sotto la superficie solare, che si è protratto per più cicli consecutivi e che raggiunge la sua espressione più intensa nell’attuale Ciclo 25.
La ricerca, pubblicata sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, rovescia un assunto consolidato: quello che vediamo in superficie non basta più a raccontare la storia del Sole.
Ascoltare le stelle
Lo strumento chiave di questa scoperta è il Birmingham Solar Oscillations Network, BiSON, una rete di sei spettrografi distribuiti in vari angoli del pianeta per garantire un monitoraggio ininterrotto della nostra stella. Operativo dal 1976, è oggi il network di eliosismologia più longevo al mondo e funziona con una logica simile a quella dei sismografi terrestri: invece di rilevare le scosse del suolo, capta le onde sonore che si propagano all’interno del Sole, facendolo vibrare come una gigantesca campana.
Queste onde, chiamate “oscillazioni di modo-p (p sta per “pressione”), modificano




