
L’ad di Banca Intesa parla dopo aver lanciato l’Opas su Montepaschi: «Di Cimbri mi fido, Lovaglio non può essere il futuro di Mps»
«È un’operazione di mercato: vince chi paga di più». Carlo Messina riporta subito la battaglia per il Monte dei Paschi-Mediobanca dentro i confini che considera gli unici rilevanti: «La capacità di creare valore — chiarisce — per Intesa Sanpaolo e i suoi azionisti».
Il gran capo del primo gruppo italiano del credito, in prospettiva il secondo in Europa per capitalizzazione, incontra la stampa nella sede storica di Ca de’ Sass a Milano, al termine di una maratona di 24 ore iniziata domenica con il consiglio che ha approvato l’offerta sul Monte da 30,6 miliardi, presentata in tandem con Unipol e destinata, se andrà in porto come la Borsa in queste ore scommette, a stabilire il nuovo ordine della finanza italiana. Il banchiere da 13 anni alla guida di Intesa dopo una carriera tutta interna alla «superbanca», così chiamata anche per la crescita a colpi di acquisizioni e fusioni, si tiene alla larga da logiche diverse rispetto a quelle, appunto, di mercato, come in fondo si è sempre tenuto lontano dai salotti. «Noi non facciamo giochi di potere.




