
di Valerio Cappelli
Divenuto popolare con Ciro l’«Immortale» di «Gomorra», l’attore partenopeo al Festival di Taormina con Piccolo miracolo, storia di tenerezza con la non vedente Greta Scarano
Cronaca di una sorprendente novità. Marco D’Amore, Ciro l’«Immortale», appare in una commedia romantica. È cresciuto tra fughe, solitudini, morti ammazzati e ferite incancellabili di Gomorra. Prima e dopo tanta altra qualità. Ora con Piccolo miracolo (No Name Entertainment, Alea Film e Rai Cinema), in anteprima l’11 al Festival di Taormina diretto da Tiziana Rocca e dal 25 nelle sale per 01, interpreta Davide, il figlio di un palazzinaro (Giorgio Colangeli), volgare come la sua categoria, che gli affida il compito di demolire un palazzo per costruirvi una residenza di lusso: «Così diventi uomo». Solo che un’inquilina (Greta Scarano), non vedente, non se ne vuole andare.
È il suo primo ruolo romantico.
«In una chiave così definitiva, sì. Mi era capitato in altri film che però avevano cupezza, o il giallo del thriller o del dramma sociale. Ciro è un giovane killer segnato dalla sofferenza, che cerca la redenzione nel buio. Però ha qualcosa in comune con Davide: la malinconia. Sono stato agevolato dalla fiducia di chi mi




