Doveva essere il secolo asiatico, il secolo di Cindia. Gli unici che non ne sono convinti sono i giovani di quei paesi là. Se c’è una cosa che oggi hanno in comune i due Paesi più popolosi del pianeta, Cina e India, è il disagio giovanile, fondato su un problema materiale molto, molto concreto, pressante, angosciante, cioè la mancanza di opportunità di lavoro.
I giovani in Asia stanno peggio dei giovani in Occidente. In Cina questo disagio, visto il regime autoritario, si manifesta attraverso dei modi abbastanza discreti, con il fenomeno della sottocultura degli sdraiati. Ma più interessante è quello che accade in India, dove la democrazia consente alla rabbia giovanile di esprimersi alla luce del sole. E così è accaduto che di fronte alle tante manifestazioni di malcontento di giovani indiani – che magari hanno studiato, hanno un’ottima formazione e sono costretti ad andare a cercare lavoro all’estero, in particolare qui negli Stati Uniti – un giudice della Corte costituzionale di Delhi li ha definiti scarafaggi, cioè parassiti.
Un giovane indiano della diaspora che lavora a Boston ha afferrato quella definizione e l’ha rovesciata da insulto a qualcosa di positivo. Ha fondato il partito degli scarafaggi:




