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Così Netanyahu ha sfidato Trump (che gli chiedeva di fermarsi): il bivio «fatale» e il rischio dell’isolamento

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di Marta Serafini

Dopo la fine del cessate il fuoco, il premier israeliano si trova davanti a un bivio politico e militare: cedere alle pressioni americane o reagire all’Iran, mentre a Gerusalemme pesano anche le fragilità della coalizione e l’incognita delle prossime elezioni

DALLA NOSTRA INVIATA
GERUSALEMME Domenica Donald Trump ha sostenuto che Benjamin Netanyahu non avesse altra scelta se non accettare il cessate il fuoco con l’Iran negoziato dagli Stati Uniti. Secondo il Financial Times, il presidente americano si sarebbe spinto a rivendicare di essere lui a «decidere tutto», mentre Washington cercava freneticamente di impedire un’ulteriore escalation. In quelle stesse ore, Trump aveva invitato alla moderazione, dicendo ad Axios: «Chiamerò subito Bibi e gli dirò di non reagire. Ognuno si è divertito. Israele ha attaccato, e l’Iran ha attaccato. Non ne serve un altro».
Eppure, poco dopo, i missili hanno ripreso a volare tra Israele e Iran. Un alto funzionario israeliano ha detto a Channel 14 che il Paese si troverebbe «all’inizio di diversi giorni di combattimenti» contro Teheran e contro i gruppi alleati dell’Iran disseminati nel Medio Oriente.

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