
MASTER OF THE UNIVERSE II. Nelle sale
Doverosa avvertenza: questa non è una recensione e nemmeno una stroncatura mascherata. Semmai l’illustrazione ragionata di un non-film. Master of the Universe II è infatti un carrozzone hard fantasy affetto da grave febbre fumettologica, talmente digitale da sembrare un cartone animato progettato da un’intelligenza artificiale. Elementare, dolce, ammiccante. Oltre la favola, oltre il buon uso di un videogioco. Resurrezione di He-Man, supereroe di ascendenze magiche e grande intuizione della Mattel, che sul personaggio costruì una celebre (e amatissima) linea di giocattoli. Tutto quanto infagottato in un reboot multiuso e multimediale del film capostipite, I dominatori dell’universo (1987) con Dolph Lundgren e Frank Langella. Capirete bene: Travis Knight, che ha ripreso il progetto dopo mille tormenti, è stato il regista di Bumblebee (2018), spin off dei Transformers, ed è l’ad di Laika che produce soprattutto film in stop motion.
Al centro, la storia di un brutto anatroccolo, il principe Adam, erede al trono di Eternia (Nicholas Galitzine), oasi felice nello spazio profondo. Il Sire papà vorrebbe farne un guerriero. Vorrebbe che si facesse le ossa per sopravvivere nel mondo cattivo che lo aspetta. Ma il ragazzino mostra poca propensione alla battaglia. Solo con il tempo




