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Nucleare, si divide il fronte dei promotori del referendum dell’87. Testa: «Ipocrita chi è contrario»

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di Emanuele Buzzi

Trent’anni dopo, il duello tra il manager e i vecchi compagni Realacci e Ronchi, che replicano: «È solo propaganda»

«Dal 1987 ad oggi è passato un mondo intero». Lo dice Chicco Testa, che quasi 40 anni fa fu tra i promotori dei tre referendum che bloccarono il nucleare in Italia. La Camera ha appena approvato il ddl che di fatto apre al ritorno dell’energia nucleare in Italia. Sull’onda del disastro di Chernobyl dell’anno prima, nel 1987 i tre quesiti videro la vittoria del fronte ambientalista con percentuali bulgare (con oltre 20 milioni di italiani che appoggiarono lo stop), ma ora dopo quasi otto lustri la situazione potrebbe cambiare. Testa, che già in passato ha sostenuto di aver sbagliato a votare, ora è netto: «C’è la necessità di decarbonizzare la produzione energetica», spiega. E aggiunge: «Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno anche delle centrali nucleari, chi dice il contrario è un ipocrita». «L’ostacolo più grande alla realizzazione delle centrali è costituito dallo spirito fazioso che anima le coalizioni. Dovrebbero sedersi a un tavolo e trovare soluzioni bipartisan», dice Testa. 

Secondo il manager «le rinnovabili sono importanti, ma non danno la sicurezza necessaria a un Paese

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