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Sul palco, sei voci e un microfono. La sfida in versi del Poetry Slam

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di Alessandra Nardini

Francesca Pels, Davide Passoni, Simone Savogin, Chiara Araldi, Olympia e Maria Oppo vanno in scena con testi originali e monologhi. Parole ritmate, silenzi, ironia e pubblico coinvolto in un incontrodove a scegliere il migliore sarà la platea

Alle 20 del 5 giugno, al Teatro Franco Parenti, le luci si abbasseranno e resterà quasi soltanto una voce. Nessuna scenografia complessa, nessun accompagnamento musicale: un microfono, pochi minuti a disposizione e il pubblico di fronte. È da questa essenzialità che nasce il Poetry Slam, protagonista di una delle serate del Pianeta 2030 – il Festival, dove la poesia esce dalla pagina e diventa spettacolo dal vivo.
Sul palco saliranno Francesca Pels, Chiara Araldi, Maria Oppo, Davide Passoni, Simone Savogin e Olympia, sei autori e performer della Lega Italiana Poetry Slam, (Lips) che porteranno testi originali costruiti per essere ascoltati prima ancora che letti. Un’alternanza di monologhi, spoken word, racconti ritmati, improvvise accelerazioni e pause calibrate sul respiro della sala.

Linguaggi ibridi

Il Poetry Slam nasce negli Stati Uniti negli anni Ottanta, ma negli ultimi anni ha trovato spazio sempre più stabile anche in Italia, riempiendo teatri, circoli e festival. La formula resta semplice, tre regole: testi originali, esibizioni

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