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Turchia, Erdogan sfida Milano e lancia il paradiso fiscale per super-ricchi e pensionati: 20 anni senza tasse ai nuovi residenti

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Tra inflazione al 30% e guerra nel Golfo, Ankara punta su tasse zero e amnistie fiscali per attirare capitali, holding e pensionati stranieri

Recep Tayyip Erdoğan ha deciso di giocare una partita molto più ambiziosa di una semplice riforma fiscale. Nel pieno delle tensioni in Medio Oriente e mentre la guerra tra Iran e Israele ridisegna rotte commerciali, investimenti e flussi logistici, Ankara prova a riposizionarsi come grande piattaforma finanziaria tra Europa, Golfo e Asia centrale. Per riuscirci, il governo turco ha scelto l’arma più efficace della competizione globale tra Stati: le tasse.

La riforma approvata dal Parlamento turco introduce infatti un regime fiscale ultra-agevolato pensato per attirare grandi patrimoni, imprenditori internazionali, holding e multinazionali (e pensionati). «Vogliamo posizionare Istanbul come hub regionale globale», ha spiegato il ministro delle Finanze Mehmet Şimşek presentando il piano che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe trasformare la Turchia in un polo alternativo a Dubai, Singapore e Hong Kong.

Vent’anni senza imposte sui redditi esteri

Il cuore della riforma è un sistema che ricorda i regimi «non-dom» europei, ma in versione ancora più aggressiva. Chi trasferirà la propria residenza fiscale in Turchia potrà beneficiare per vent’anni

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