
L’analista dell’INSS di Tel Aviv accusa il regime iraniano di usare i negoziati per guadagnare tempo, denuncia la rete dei proxy dell’IRGC in Europa e sostiene che il sistema degli ayatollah sia sempre più fragile internamente.
Mentre a Doha continuano i colloqui tra delegazioni iraniane e americane e gran parte dei media internazionali descrive un’intesa ormai «ampiamente definita», Beni Sabti mantiene un atteggiamento prudente. «La situazione cambia di ora in ora. Non credo a un accordo reale», afferma l’analista israeliano, nato a Teheran negli anni Settanta e fuggito dall’Iran insieme alla famiglia nel 1987. Lunedi scorso Sabti era a Milano per partecipare a un briefing con la stampa organizzato dall’European Israel Press Association al Pirellone, sede della Regione Lombardia, con il sostegno di Forza Italia e dell’Associazione Italia-Israele di Milano. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, il Circolo dei Giornalisti Lombardi e l’Associazione della Stampa Estera avrebbero inizialmente aderito all’iniziativa per poi ritirarsi successivamente.
Parlando dei negoziati, Sabti sostiene che Teheran non abbia alcuna intenzione di discutere seriamente di nucleare, missili balistici, gruppi armati regionali o terrorismo. L’obiettivo iraniano, a suo dire, sarebbe soltanto quello di congelare la crisi nello Stretto di Hormuz senza fare concessioni concrete. L’analista individua



