di Federico Fubini
La crescita cinese non garantisce affatto nuovi mercati all’Europa. Semmai, il contrario. La Cina sta metodicamente espellendo i produttori europei, ecco come
Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale «Whatever It Takes» di Federico Fubini. Per iscriversi questo è il link.
Donald Trump, i suoi eccessi, i suoi abusi, le sue guerre e i suoi dazi hanno catalizzato talmente l’attenzione nell’ultimo anno e mezzo da far dimenticare in Europa un’altra realtà. Eppure è almeno altrettanto urgente: la Cina sta mangiando il nostro pasto. Sta spiazzando i produttori europei – tedeschi e italiani in primo luogo – in settori a sempre maggiore valore aggiunto e in produzioni tradizionali per l’industria manifatturiera del continente. Auto, macchinari e macchine utensili, chimica: l’Italia e l’Europa in genere fanno e faranno sempre più fatica a competere in settori che valgono milioni di posti di lavoro. Quello che si configura – secondo Brad Setser e Sander Tordoir – è un secondo choc cinese per il sistema industriale europeo. Il primo all’inizio del secolo riguardava beni a più basso valore aggiunto, giocattoli o tessile. Ma stavolta è diverso. Più pesante, più capillare.
Secondo la teoria economica prevalente di una trentina di




