
di Stefania Ulivi, inviata a Cannes
Javier Ambrossi e Javier Calvo, in gara con un film ispirato al romanzo incompiuto del grande poeta ucciso dai franchisti. Con Penélope Cruz
«Un viaggio emotivo in tre momenti della storia di Spagna di tre protagonisti gay. È un film che parla del dolore che si eredita, dell’arte che si tramanda. E dell’importanza delle pagine di Federico García Lorca». Javier Ambrossi descrive così La bola negra , che ha lo stesso titolo del romanzo rimasto incompiuto del poeta, di cui restano solo quattro pagine. Il film è scritto e diretto a quattro mani con il suo socio artistico (e marito fino all’anno scorso) Javier Calvo. È la terza opera spagnola in gara a Cannes, la più ambiziosa, anche in termini di budget, che arriva con il bollino di qualità dei fratelli Almodóvar, prodotta dalla loro El Deseo.
I due registi, «Los Javis» (come sono conosciuti in Spagna) hanno adattato per il grande schermo il libro e pièce teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero: il racconto della parabola di Rafael Rodríguez Rapún, calciatore del Real Madrid, ultimo compagno di García Lorca e membro della sua compagnia teatrale La Barraca,




