Turni estenuanti, contratti che non corrispondono alle ore effettivamente lavorate, salari ridotti e lavoratori stranieri particolarmente esposti a forme di ricatto. Da Bergamo a Milano emergono nuove segnalazioni e inchieste che riportano l’attenzione sul rischio di sfruttamento nella ristorazione, soprattutto nei segmenti legati ai locali etnici e alle attività con un forte impiego di manodopera migrante. Da una parte le denunce raccolte dalla Cgil bergamasca tra addetti impiegati in kebab, sushi e piccoli esercizi di somministrazione etnici; dall’altra un’indagine della Procura di Milano per presunto caporalato che coinvolge un locale del centro cittadino. Vicende differenti per contesto e dimensioni, ma accomunate da accuse che riguardano orari di lavoro, retribuzioni, condizioni abitative e rispetto dei diritti dei lavoratori.

Sfruttamento nella ristorazione: nuove denunce tra Bergamo e Milano (immagine generata con IA) Le denunce a Bergamo: «Controllati anche fuori dal lavoro»
Settanta ore di lavoro a settimana per circa 900 euro lordi al mese, con contratti part time solo sulla carta. È il quadro che sta emergendo da diverse denunce raccolte dalla Cgil di Bergamo e da recenti interventi delle forze dell’ordine nel settore della ristorazione etnica in Lombardia. Secondo il sindacato, nell’ultimo anno sono stati seguiti una ventina di casi di




