Società

Canada. Intervista al console generale d'Italia, Uberto Vanni D'Archirafi

Vancouver la bella

La metropoli della British Columbia vanta i più alti standard di vivibilità del mondo. Anche se qualche problema non manca. Le sfide del nuovo sindaco, Sam Sullivan.

di Anna Maria Zampieri Pan

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Il console generale d'Italia a Vancouver, Uberto Vanni D'Archirafi, con la moglie Roberta.

VANCOUVER

 

È stato amore a prima vista. In una giornata di sole, con l’aria frizzante e trasparente, ideale combinazione di iodio oceanico e ossigeno trasudante da una vegetazione senza pari. Un verde dalle mille sfumature, un rigoglio di fiori ovunque. In centro città e nelle periferie. Nei parchi pubblici e nei giardini privati. Non un edificio e un’abitazione senza verde, senza fiori. La gente tranquilla, disponibile e ospitale, il traffico incredibilmente ordinato, e la pulizia! Ma com’è possibile tenere una città così pulita? Così affascinante?
Dal mio primo felice impatto con «Vancouver la bella» sono passati oltre vent’anni. Cos’è cambiato da allora, in meglio e in peggio? Sia pure diluito nel tempo e messo alla prova dalle quotidiane battaglie, il mio coup de foudre permane ben solido. Anche se, al di là della bellezza e della civile ordinata convivenza, questa metropoli – classificata al primo posto nel mondo per qualità della vita (*) – non nasconde sacche di povertà e miseria. Traffico di droga e prostituzione sono problemi difficili da risolvere, una sfida continua per organizzazioni private e pubbliche.
Soprattutto per l’appena eletto primo cittadino: di Sam Sullivan, giovane quadriplegico da anni dedito ai servizi sociali, si sono già tessuti lusinghieri elogi. Molte, naturalmente, sono in questo momento le attese dei cittadini.
L’architetto Abraham Rogatnick, professore emerito dell’Università della British Columbia, ha diffuso a mezzo stampa – e pagando di tasca propria – una specie di decalogo (una «scaletta» ideale per amministratori e politici, e non solo di Vancouver!) nel quale delinea le qualità del nuovo sindaco. Studioso dei problemi e deciso nell’affrontarli. Amante della diversità etnica della città. Realistico e responsabile. Indipendente di pensiero. Inventivo e innovativo. Consapevole che non si può vivere e respirare da soli. Amante delle arti e loro sostenitore. Totalmente onesto, profondamente sincero. In possesso di rara abilità nel mettere insieme gli esponenti politici per lavorare in armonia. Non ultima, la speciale dote della compassione. Che significa «dedizione ad alleviare le sofferenze dei sottoprivilegiati della metropoli, quali handicappati, senzatetto e tossicodipendenti, battendosi per maggiori e più efficaci programmi, capaci di riportare costoro a vita sana, e prevenire altri dal cadere nella trappola del male». Anche questo è Vancouver.
Ma che cosa rende Vancouver così speciale? Da un coro di voci ben armonizzate, tese ad esaltare natura privilegiata e qualità di vita, s’è alzata la voce solista del console generale d’Italia, Uberto Vanni D’Archirafi. Di recente insediamento, anch’egli ha sperimentato il suo «colpo di fulmine».
Zampieri Pan. Vancouver è stata confermata come la città con i più alti standard di vivibilità del mondo. Un record che la vede al top da anni. Secondo lei, che cosa rende Vancouver così speciale?
Vanni D’Archirafi . Occorrerebbe domandarsi quali fattori contribuiscono a definire il livello di vivibilità di una città o di un Paese. A mio avviso ve ne sono almeno quattro per Vancouver, condivisibili dalla maggior parte della gente: le opportunità di lavoro, un benessere generalizzato, il clima e la natura. Altri fattori ricadono nella sfera più soggettiva.
Lei pone al primo posto le opportunità di lavoro. Perchè?
Spesso ci si lamenta perchè lavoriamo troppo. In realtà non è tanto il fatto che lavoriamo troppo, quanto piuttosto l’incapacità di sfruttare il tempo in maniera efficiente in relazione al lavoro che svolgiamo. Insomma lavoriamo male. Spesso due ore valgono molto più di un’intera giornata.
Vancouver in questo è speciale. Più di ogni altra metropoli al mondo è capace di assimilare nelle sue viscere la competenza, la genialità, la perseveranza e l’intraprendenza caratteristica di diverse culture ed etnie che hanno saputo convivere fra loro, incuranti delle profonde divisioni che in altre parti del mondo tanti danni, forse anche irreparabili, hanno prodotto. Vancouver, o meglio la sua dirigenza illuminata, ha permesso a migliaia di cinesi, indiani, coreani, italiani, spagnoli e quant’altri vivono in questo «regno», di esprimersi al meglio delle loro capacità, senza costrizioni. E tali capacità si sono canalizzate nella giusta direzione grazie ad una virtù tra le più antiche: la necessità.
Quanti italiani hanno scommesso sul Canada e su Vancouver rincorrendo sogni e abbandonando povertà e ristrettezze economiche! Ebbene, coloro che sono venuti a Vancouver, bene o male, sono riusciti a conquistarsi una posizione e a creare economia. Non hanno improvvisato, hanno spesso imparato un nuovo mestiere e molti di loro ce l’hanno fatta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti noi. Quindi Vancouver, e la British Columbia, è terra di opportunità.
Intimamente correlato alle opportunità viene quindi il benessere...
Vancouver vive di un benessere reale, tangibile. Ci si potrebbe domandare se tale benessere sia profondo e radicato nella società locale oppure se quanto vediamo è solo di facciata. Potrei sbagliarmi, ma la mia deformazione professionale mi porta inevitabilmente a fare dei paragoni con altri Paesi, altre realtà sociali, culturali ed economiche. Non v’è alcun dubbio che Vancouver ne esce vincente, perchè non v’è nessun altro Paese al mondo dove il benessere è distribuito su una così ampia stratificazione sociale. Inutile dire che esistono le eccezioni e che queste valgono anche per Vancouver.
Qualche esempio?
Giorni fa partecipavo ad un’interessante conferenza – una delle tante organizzate dal corpo consolare – dedicata alla tecnologia e agli investimenti nella British Columbia da parte di aziende straniere. Ebbene, ho scoperto che questo è un luogo dove l’investimento estero nel settore della scienza e della tecnologia garantisce un ritorno e un profitto tra i più sicuri al mondo. Va comunque da sé che il benessere non è solo frutto di speculazione, ad esempio quella edilizia, che a Vancouver peraltro imperversa; ma di produttività, soprattutto in campo scientifico e tecnologico, e di investimento nella formazione universitaria, nel capitale umano. Un Paese che sa guardare avanti, che sa rinnovarsi e coniugare il rinnovo con lo sviluppo scientifico, un Paese che sa investire e investe sulle nuove generazioni, è un Paese con un futuro assicurato di benessere.
Lei ha elencato, al terzo posto, il fattore natura. Come lo interpreta?
Vancouver è un esempio, dove natura e uomo convivono in perfetta armonia. I grattacieli di questa piccola Manhattan sembrano estendersi come le dita di una cortese signora verso le montagne a nord, e seguendo i suoi crinali verso est, dove nasce il sole, riescono a toccare la vetta del Mount Baker, che con i suoi oltre 3 mila metri sembra osservare bonariamente Vancouver e i suoi abitanti. Ma per vedere tutto ciò occorre che non piova, e qui succede di rado. C’è anche il mare, un mare pacifico e protetto. Un mare pescoso e freddo. Un mare che lambisce la città e ne assume talvolta i colori, assorbendone di notte la luce. Anche questo di Vancouver è speciale.
Resta da dire del clima, un microclima senza eguali al mondo.
Già, non tutti lo sanno. Perchè quando a Toronto e a Montréal, a Calgary e a Ottawa cala il freddo, quello vero dei meno 35, a Vancouver c’è chi, forse con un po’ di coraggio, circola a downtown in maglietta e ciabatte da spiaggia. Qui, al massimo, la temperatura può scendere d’inverno a 5 o 6 gradi. E se si guarda verso le montagne si vede la neve, che non sembra vera in questa prospettiva vancouveriana. Oltrepassate le montagne, siamo di nuovo in Canada. Vancouver non è solo bella esteticamente, ma è tutto quanto ho detto. Un melting pot che non si può non amare. E tutto ciò che si ama è speciale, come Vancouver.

* L’Economist Intelligence Unit ha classificato Vancouver, con l’australiana Melbourne, prima per qualità di vita. Il sondaggio, condotto su 127 città del mondo, si articolava in 12 fattori raggruppati in tre categorie: sanità e sicurezza, cultura e ambiente, infrastrutture.

Marzo 2006