Vancouver, comunità multietnica

Se nel XX secolo contava su una sessantina di famiglie, ora la parrocchia Our Lady of Sorrows di Vancouver è diventata punto di riferimento per oltre 2 mila nuclei familiari. Tra questi, almeno un terzo parla italiano.

di Anna Maria Zampieri Pan

 

Nella foto, panoramica della città di Vancouver. Foto: Beau Lark / CORBIS.
Nella foto, panoramica della città di Vancouver. Foto: Beau Lark / CORBIS.
Un secolo di testimonianza cattolica in una delle zone di maggiore sviluppo urbano della metropoli. Cent’anni di storia, di lavoro apostolico al servizio della numerosa popolazione dei quartieri sorti ad est del centro cittadino. Un’area in cui la presenza di famiglie e di attività commerciali italiane è davvero ragguardevole. La parrocchia di Our Lady of Sorrows, fondata nel 1913 dall’arcivescovo Timothy Casey e affidata all’epoca alla cura pastorale del servita padre Luigi Gianbastiani, contava inizialmente sessanta famiglie.

Erano per lo più di origine irlandese e scozzese, ma c’erano anche nuovi immigrati provenienti da Italia, Croazia e altro Paesi dell’Europa orientale. Vent’anni dopo, nel 1933, le famiglie associate erano centosettantacinque, cresciute a quattrocentosessanta nel 1951 e a oltre mille a metà anni Cinquanta, quando i servi di Maria riconsegnarono la parrocchia all’arcidiocesi. La popolazione multietnica della zona era nel frattempo triplicata, con gli italiani in maggioranza.
 
Nel 1960 arrivano gli scalabriniani
Our Lady of Sorrows fu affidata ai missionari dei migranti, gli scalabriniani, che ne sono stati e ne sono tuttora guide illuminate. Siamo nel 1960. «I padri scalabriniani – si legge in una breve storia della comunità – continuano ad ispirare un forte spirito famigliare e religioso nei fedeli, evidenziato in una vigorosa e dinamica vita della parrocchia, con molte organizzazioni e gruppi attivissimi, dai bambini ai giovani agli anziani». Il secondo millennio recò una nuova sfida, con l’integrazione – avvenuta nel 2001 – della già consolidata Hispanic Catholic Mission. Con le sue varie manifestazioni etniche e culturali, il composito gruppo dei latinos portò una ventata di aria nuova alla comunità, chiedendo – e contribuendo a provocare – la vera integrazione.
«Il nuovo volto della parrocchia è molto cattolico, cioè universale» dice padre Riccardo Zanotti, l’attuale parroco, da poco giunto a Vancouver dopo aver lavorato per anni negli Stati Uniti, in grandi città quali Chicago, Houston, Los Angeles, nelle zone di maggiore assembramento di migranti.

«La nostra comunità – precisa – è composta da diverse etnie, ognuna con le proprie espressioni di fede, che poi sono un’unica fede, poiché siamo di un solo Spirito nella diversità di espressioni». Le famiglie attualmente iscritte nei registri parrocchiali sono oltre 2 mila, per circa un terzo di origine italiana, per un altro terzo ispanici e per il resto filippini e asiatici. Anche quest’ultimo è uno dei volti della nuova immigrazione a Vancouver, metropoli che confina a sud ovest con gli Stati Uniti ed è aperta sul Pacifico, da sempre meta di arrivi e di accoglienza della «gente in cammino», migranti in cerca di pane e di pace.
Un discorso a parte meriterebbe il fenomeno dei lavoratori stagionali (in prevalenza messicani e guatemaltechi) che restano nell’ombra della società. Il carisma e la dedizione degli scalabriniani sono anche qui messi alla prova. Si tratta di problemi e situazioni sociali che la politica immigratoria del Canada, Paese costituito da un mosaico di culture, deve affrontare con saggezza e risolvere con giustizia.

La parrocchia di Our Lady of Sorrows – nella sua luminosa chiesa dedicata alla Madonna addolorata e nelle quattro missioni di lingua spagnola fuori città – costituisce uno spazio di accoglienza e di formazione per comunità di varie provenienze. I servizi vengono offerti in quattro lingue: inglese, italiano, spagnolo e tagalog (l’idioma più parlato tra i filippini). Ogni gruppo si esprime di volta in volta con devozioni particolari, ereditate dalle tradizioni dei Paesi d’origine. Molti di più sono, tuttavia, i momenti di comunione, come ad esempio lo è il «Rosario vivente», che vede una sentita partecipazione corale di fedeli di ogni età e provenienza.

In riferimento agli italiani, padre Zanotti nota che «la comunità di emigrati sta invecchiando: i figli e nipoti partecipano, però preferiscono comunicare in inglese. E così avviene anche per un buon numero di filippini che parlano inglese. I latinoamericani, seppure ben integrati, si trovano a loro agio con lo spagnolo, hanno perciò bisogno di servizi in quell’idioma. L’integrazione dei vari gruppi etnici è un processo lento, si tratta di un fenomeno che richiede normalmente almeno una generazione. Per me è tuttavia importante promuovere l’uso della lingua dei genitori e dei nonni e l’apprezzamento dei loro valori».

Qui posso cogliere il legame intimo che collega quest’uomo, migrante tra i migranti del mondo, alle sue origini. Perché padre Richard Zanotti (questo il nome ufficiale) è un canadese di origine italiana. «I miei genitori – racconta – sono arrivati negli anni Cinquanta da Morsano al Tagliamento, paesetto in provincia di Pordenone, laddove il fiume scende dalle montagne e taglia in due la regione del Friuli».

Era emigrato per primo il papà, raggiunto l’anno dopo dalla mamma; l’anno successivo era nato lui, a Windsor, in Ontario. «Da piccolo parlavo friulano, ho imparato poi l’italiano e successivamente l’inglese... Solo più tardi lo spagnolo e il portoghese. Essere esposto ad altre culture mi ha aiutato a diventare scalabriniano, missionario per gli emigrati. Non potrei immaginare altro modo di vivere, se non in quest’ampia prospettiva». E sobriamente conclude: «Ora che sono ritornato alla mia terra natìa, sono al servizio degli italiani e degli altri parrocchiani di Our Lady of Sorrows. So che la mia esperienza qui mi arricchirà molto».

Un cenno va all’indefesso generoso lavoro delle Teresian Carmelite Missionaries Sisters, dedite soprattutto agli immigrati di lingua spagnola. Preziosa, infine, la presenza, fin dai primi anni Ottanta, delle Daughters of St. Mary of Providence, suore guanelliane che – oltre a occuparsi dell’educazione religiosa in parrocchia e nell’omonima scuola cattolica – hanno dato vita a «Vanspec», programma di catechesi per bambini e ragazzi con disabilità psichica.
 

NOTES
Al servizio degli ultimi

Altri due scalabriniani, pastori associati, svolgono la loro missione ad Our Lady of Sorrows. Sono padre Eduardo Quintero e padre Francesco D’Agostino
Padre Eduardo è un giovane colombiano che già lavorava con il parroco precedente, padre Riccardo Bezzegato (da qualche mese a Irving, in Texas).

Fresco di arrivo, invece, dalla natìa Chicago, l’americano di origine siciliana, padre Francesco D’Agostino. Un vuoto affettivo, specie tra gli anziani italiani, è costituito dalla recente partenza per l’Italia dell’ultranovantenne padre Pietro Sordi. Destinazione la casa di riposo Maria Assunta di Arco. Padre Sordi, sempre presente alle cerimonie del Centro culturale italiano, ha retto la parrocchia negli anni Settanta, un decennio prima della sua elezione a superiore provinciale.