REZA ANDREA SAFFARI:

SENTIRSI ITALO-IRANIANO IN CANADA

di Anna Anna Maria Zampieri Pan ©

(Articolo dell'aprile 2005, fornito dall'autrice)

(pubblicato anche, in una versione lievemente modificata, dal “Messaggero di sant'Antonio”, edizione italiana per l'estero, nel giugno 2005 - www.messaggerosantantonio.it/default_emi.asp)

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“Sempre penso alle mie origini e al mio paese natale.

L'Italia è la casa dove da sempre tornavo a casa”

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Vancouver - Quella di Reza Andrea Saffari è la storia di un giovane che, esule bambino dalla patria natale per ragioni politiche che allora non capiva, ha trovato in Vancouver, dove vive, “il più bel posto del mondo” e nel Canada di cui è diventato cittadino “un paese dinamico, in movimento, dove c'è molto da fare”. Nell'ovest del Canada, Reza è arrivato dopo l'esperienza della scuola media italiana e un paio d'anni di secondarie negli Stati Uniti. Qui “dove vale chi tu sei e ciò che hai da condividere”, egli ha completato gli studi superiori, ha conseguito un diploma in informatica e s'è quindi laureato - all'Università di Victoria, la capitale della British Columbia - specializzandosi in scienze dell'ambiente e geografia. Ha quindi messo su famiglia, una tipica famiglia multiculturale: è sposato con Lindsay, giovanissima canadese per metà di origine tedesca. Hanno due bellissime bimbe, Aryana di sette anni e Maya di pochi mesi. È pieno di tenerezza per loro, possiede profondo il culto della famiglia ereditato dai genitori, l'iraniano Parviz e la toscana Anna Maria.

Reza è orgoglioso della propria identità mista, una vera e propria ricchezza aggiunta. “Mi sento veramente italo-iraniano” dice, “nel mio cuore e nella mia mente sono forti ambedue le culture”. Le considera affini avendone operato una ben armonizzata sintesi. L'Iran rimane per lui la terra natale, alla quale non è mai più tornato ma per la quale mantiene “un sentimento molto dolce”, e l'Italia è “la casa dove da sempre tornavo a casa: per me essere a Teheran o a Livorno era la stessa identica cosa. È sempre stato un sogno vivere in Italia, la mia seconda madrepatria.... e poi c'è ancora talmente tanto da scoprire”. Quando può ci va, limitatamente con i suoi impegni professionali di general manager della Enerex Botanicals, un'affermata compagnia di prodotti naturali per la salute alla quale sta dando con entusiasmo il suo contributo di conoscenza e di inventiva. Creativo, ottimista, socievole, in possesso di una grande capacità di comunicazione (oltre all'inglese parla perfettamente l'italiano e il farsi), è stato molto disponibile a parlarmi di sé. Lo ricordo pre-adolescente, quando per la prima volta lo incontrai con i genitori esuli e messi a dura prova dalla rivoluzione di Khomeini. Anche la mia famiglia era esule dall'Italia delle brigate rosse. Sofferenti ma decisi a lottare per il futuro dei nostri figli, insieme consumammo una indimenticabile Pasqua.

Reza è il nome persiano del giovane. Gli è stato dato alla nascita, avvenuta nello stesso ventitreesimo giorno di febbraio in cui si ricorda l'Ottavo imam sciita Reza, cui è dedicata la magnifica Mashad la Sacra, a circa 900 km da Teheran. “Andrea è invece il mio nome di battesimo, è il mio nome italiano” spiega il giovane. Suo padre, il nobile iraniano Parviz Saffari, uomo di profonda spiritualità e di rara modestia, in gioventù aveva frequentato l'Accademia navale di Livorno. Colà aveva incontrato la brillante figlia di un artista della corrente dei “macchiaioli”, la italianissima Anna Maria Castagnari, e se l'era portata in moglie a Teheran.

I loro tre figli - Shirin, Kosro e Reza - sono nati e cresciuti vicini alla corte dello Scià, Mohammad Reza Pahlavi, del quale Saffari era primo ufficiale prima di ricevere l'incarico di Ministro della marina mercantile iraniana. Cugino di Fara Diba - l'architetto diventata madre dell'erede al trono di Persia e incoronata imperatrice - fu arrestato dai rivoluzionari, imprigionato e successivamente rilasciato. Confiscati tutti i beni, annullata ogni possibilità di sopravvivenza in Iran, alla famiglia Saffari non restava che la via dell'esilio.

“Non è stato per me un trauma, non capivo bene che cosa stesse succedendo a mio padre, ai miei parenti, alla mia patria... Mamma, che mi ha sempre tenuto vicino ed ha avuto molta influenza sulla mia vita, ha saputo mantenere l'equilibrio e la serenità in famiglia.... e per me non c'è stato allora nulla di terribile né di eccitante... Andando a Livorno io semplicemente tornavo a casa... Il trauma c'è stato più tardi, quando sono venuto in America”. O meglio in Califonia, dove già viveva Shirin, la sorella maggiore sposata. “Negli Stati Uniti c'era ostilità verso gli iraniani, ma io mi chiedevo perché dovesse esserci anche contro di me come individuo, gentile, corretto, generoso. Specialmente durante il primo anno delle secondarie mi sono sentito isolato, marginalizzato sia dagli studenti che dagli insegnanti. I miei unici amici erano iraniani, cinesi, messicani, neri... È stato quello il momento in cui, soffrendo una discriminazione, ho deciso di combattere. Resisti e finisci il tuo lavoro, mi son detto”.

E per vincere la sua battaglia l'italo-iraniano Reza Andrea ha scelto un'arma italiana. Sportivo, da sempre grintoso giocatore di calcio, ha riorganizzato e potenziato la squadra disoccer della scuola, portandola alla vittoria del trofeo finale. “L'ho fatto da italiano-italiano... Da quel momento la situazione cominciò a migliorare... iniziarono a corteggiarmi, mi invitavano ai loro party... Mai tuttavia mi integrai, negli Stati Uniti, cosa che mi divenne naturale in Canada, dove non ho avuto alcuna difficoltà a mostrare la mia presenza, poiché i comuni denominatori culturali qui sono l'amicizia, la famiglia, la solidarietà... con il vantaggio e la gioia di poter mantenere le proprie ricche tradizioni. Ciò che temo di più del futuro è proprio la perdita delle tradizioni, oggi puntualmente celebrate e mantenute nelle nostre famiglie”. Sono valori - l'amicizia, la famiglia, la solidarietà, le tradizioni - che il giovane dichiara di vedere ben radicati nelle comunità italiana ed iraniana di Vancouver. “Non solo tra amici e famiglie amiche... basta andare in Commercial Drive (il cuore della Little Italy) per provare se ce ne fosse bisogno che il sentimento di italianità e l'attaccamento alle tradizioni rimangono forti nonostante il grande compromesso che s'è dovuto fare. L'adattamento nella nuova realtà è diventato vivo e vitale, le radici sono le stesse!”

Che pensa Reza della politica italiana e della partecipazione alla stessa degli italiani all'estero? “Gli affari politici in Italia dipendono dalle attuali condizioni economiche e sono governati da un gruppo di potentissimi e ben collegati politici e industriali. Penso che ci siano troppi partiti politici, fazioni con denominatori comuni ben lontani dalle ideologie e da quanto le differenziano. Ciò è bene e male allo stesso tempo: troppi partiti politici portano all'assenza di una chiara direzione, troppo pochi possono condurre a decisioni unilaterali devastanti. Personalmente, non ho tratto alcun beneficio dalla politica italiana. Considero tuttavia estremamente importante che gli italiani, ovunque nel mondo, esprimano le proprie opinioni e facciano sentire la propria voce, specialmente coloro che prevedono un definitivo rientro in Italia”. Come Reza Saffari?... “Considerando il mio passato e il mio presente, per me il Canada è per sempre!”

E quali i sentimenti nei confronti dell'Iran attuale? Ne segue le vicende o preferisce non pensarci? “Sempre penso alle mie origini e al mio paese, ne seguo le vicende politiche, da spettatore però, nel senso che non ne sono parte attiva, non vi partecipo. Ma quando guardo o sento le notizie focalizzo immediatamente quanto riguarda l'Iran e l'Italia... sono per me richiami intimi...”

Impegni professionali e familiari a parte, coltiva qualche hobby? “Il giardinaggio soprattutto. Ho creato e seguo con passione il mio piccolo giardino intorno casa... ma il mio sogno nel cassetto è quello di poter progettare e realizzare giardini per il godimento di tutti!”

Anna Maria Zampieri Pan