Canada. Le celebrazioni della comunità italiana di Vancouver

Il più bel regalo? Donarsi agli altri

Ritorniamo alle origini: basta col consumismo! Occorre imparare di nuovo a vivere il messaggio autentico del vangelo. E restituire ideali ai giovani.

di Anna Maria Zampieri Pan

Magi viventi in sosta davanti al Presepio nella chiesa di Our Lady of Sorrows.
Magi viventi in sosta davanti al Presepio nella chiesa di Our Lady of Sorrows.

VANCOUVER
L’atmosfera tipica del periodo natalizio si comincia a respirare già a fine ottobre. I grandi magazzini abbondano di cose utili e inutili: merce rivolta a tentare i consumatori abituali e occasionali. L’aspetto più vistoso è tuttavia l’abbondanza di luce. Ma dentro di noi che accade? L’ho chiesto ai padri scalabriniani di due parrocchie multietniche frequentate da italiani: padre Agostino Lovatin, parroco di St. Helen in Burnaby, e padre Raniero Alessandrini, vicario ad Our Lady of Sorrows in East Vancouver. Ho posto le stesse domande anche ad un’ex insegnante attiva in comunità. Ne derivano motivi per gioire e per riflettere.
Zampieri Pan. Com’è vissuto il Natale dai cattolici d’origine italiana nell’attuale contesto multietnico?
Lovatin.
In Nord America, il Natale è una delle celebrazioni più importanti dell’anno. Non necessariamente una celebrazione religiosa. Gli elementi della celebrazione sono l’albero di Natale fatto in casa, Babbo Natale (qui chiamato Santa Claus), l’illuminazione dell’esterno della casa, possibilmente spettacolare; i regali (nel periodo natalizio la gente va matta per comprare regali, parti importanti della celebrazione), i Christmas Carols, canti natalizi tradizionali alla radio, in televisione, ecc. E ancora il pranzo natalizio con il tacchino come piatto forte. Gli italiani hanno accettato tutti questi elementi dando loro un certo tono italiano. Il presepio è un elemento molto importante nella casa degli italiani, vicino all’albero di Natale e a Santa Claus.
Alessandrini. L’albero di Natale, con i suoi adorni multicolori, e il decorare casa e giardino con le piccole luci «italiane», è molto comune. Forse tra i connazionali si nota più senso artistico nelle decorazioni delle case, di cui sono giustamente orgogliosi. Solo in poche famiglie si allestisce il presepe, più o meno elaborato nei suoi dettagli, con la partecipazione dei membri della famiglia, specialmente i piccoli. I nostri connazionali sono vittime del consumismo, denominatore comune in ogni etnia e cultura.
Maria Francesca . Come manifestazione esteriore, il Natale dei cattolici non mi sembra molto diverso da quello di molti altri cristiani, e non, della regione. Luci, colori, musiche, scambio di doni in occasione di più frequenti incontri tra amici. Si entra tutti in quell’atmosfera un po’ irreale di questo periodo dell’anno. Noi italiani, anche se in minoranza rispetto alle molte altre etnie presenti, manteniamo alcune tradizioni importanti: la riunione della famiglia per la cena della vigilia o per il pranzo di Natale, una più sentita partecipazione ai riti religiosi, il presepio nelle varie chiese ma anche in molte nostre case. E naturalmente facciamo anche l’albero di Natale, diventato simbolo universale di questa festività.
Zampieri Pan. Come sta cambiando il panorama religioso canadese? E quello della nostra comunità?
Lovatin.
Non vedo un cambiamento del panorama religioso canadese in riferimento al Natale. C’è un diffuso secolarismo che si sta espandendo, ma lo vedo un fenomeno mondiale ed esteso a tutti gli aspetti della vita. Le influenze delle altre etnie e culture spingono sempre più il Natale verso quella celebrazione tradizionale fatta di canti, regali e atmosfera più che di vero senso religioso.
Alessandrini. Si respira, specialmente tra i giovani, un clima di individualismo e di abulia religiosa. È sempre più difficile un impegno costante e generoso, nutrito dalla fedeltà e dal sacrificio. La vita in genere è priva di ideali. Celebrare il Natale nell’intimità della famiglia, influisce ancora nella formazione cristiana e di impegno nella comunità. I nonni, in particolare, mantengono vive tradizioni di cibi e dolci caratteristici delle varie regioni specialmente durante le festività natalizie.
Maria Francesca. Non vorrei essere pessimista, ma mi sembra che stia cambiando in peggio. I segni esteriori del Natale non bastano a coprire il disorientamento di tanti che soffrono per la mancanza non di cose materiali ma di ideali, di solidarietà, di amore vero. I giovani ne sono le maggiori vittime, anche i «nostri» giovani. Abbiamo voluto risparmiargli le nostre fatiche, i sacrifici, abbiamo dato loro benessere materiale e, forse, ci siamo dimenticati di coltivare la loro anima. Guardiamoci intorno: quanti mantengono la fede trasmessa con il battesimo? Quanti continuano a praticarla? Da chi dipende tutto ciò? Da noi genitori? Dalla scuola? Dai nostri preti? Forse responsabili non sono unicamente il bombardamento dei media e l’imperante consumismo. Abbiamo forse abdicato ai nostri doveri di educatori? 
Zampieri Pan. Religione e spiritualità: come intrecciarle con il prevalente secolarismo?
Lovatin
. Insistendo sulla liturgia e sul significato del Natale come incarnazione. Che vuol dire rivalutazione della centralità della persona umana, rispetto della persona umana, solidarietà internazionale, significato del Natale come stimolo universale alla pace.
Maria Francesca. La spiritualità non è necessariamente legata alla religione, anche se ogni religione ha una sua forma di spiritualità, almeno così mi sembra. Ritornando ai giovani, molti di loro esprimono forme di spiritualità inattese, originali, spesso sconcertanti per noi adulti. Basti osservare il fascino esercitato su di loro da musicisti e da gruppi musicali anticonformisti, se non di pura protesta, o dai riti misteriosi delle religioni orientali. Il secolarismo può contenere spazi di spiritualità. E la religiosità, sia pure indipendente dalla pratica religiosa, non potrà morire: sarebbe la fine dell’uomo e della sua sete naturale di spiegarsi il perché della vita e della morte. 
Zampieri Pan. Questo Natale avrà un’impronta particolare nella vostra comunità parrocchiale?
Lovatin
. Uno degli elementi di questo Natale, a parte i contenuti universali a cui abbiamo accennato, si può ricercare nel desiderio e nella volontà di pace, condivisione con i poveri, un senso di responsabilità per tutto il mondo che sta diventando un piccolo villaggio in cui l’apporto di ognuno non è solo desiderato ma anche richiesto e necessario.
Alessandrini. Il coro avrà un ruolo molto importante nelle celebrazioni natalizie con l’armonia di antiche pastorali sia popolari che classiche. Il solito presepe con le statue un po’ sproporzionate e scorticate vedrà quest’anno un set di nuove statue di resina, con i dolci dettagli di artisti italiani, comprato a Padova la scorsa estate.
Maria Francesca . I laici attivi in parrocchia vivono con grande intensità questo periodo dell’anno, naturalmente ispirati dai rispettivi pastori. Ma la nostra partecipazione non si limita alle festività di Natale. Siamo impegnati tutto l’anno a sostegno della scuola cattolica, nell’istruzione religiosa ai bambini, nelle attività per i giovani, nell’assistenza agli anziani e ai malati, e nelle varie opere di carità verso i più bisognosi, qui e in altre parti del mondo.
Zampieri Pan. Un pensiero augurale rivolto a parrocchiani e non.
Lovatin.
L’augurio a tutti è che tutti possiamo ritrovare un senso di innocenza, di bellezza, di speranza nella nostra vita; nonostante i mali che piagano il mondo, nonostante la violenza e l’oppressione, la bontà esiste ancora e si può ritrovare vicino alla culla del Dio uomo. 
Alessandrini. Auguro un entusiastico ritorno alle nostre caratteristiche celebrazioni natalizie, eliminando ogni espressione di consumismo che ne toglie lo spirito. È necessario uscire del nostro piccolo mondo, mostrare interesse pratico verso chi soffre e che può conoscere lo spirito del Natale solo mediante il nostro interesse generoso. Far vedere, in particolare ai nostri giovani, che la gioia vera del Natale si gusta solo nell’imitare Colui che si fece povero per farci ricchi.
Maria Francesca. Più che esprimere auguri mi piacerebbe riceverli. Sono tanti i momenti di sconforto. Tuttavia l’augurio che mi viene spontaneo è di pace: pace tra i popoli in guerra, pace tra i ricchi e i poveri, ma soprattutto pace nelle nostre famiglie e nei nostri cuori. Il calore del Natale vero ci riscaldi tutti e ci dia la forza di continuare a donarci gli uni agli altri.