Sulle tracce dei cercatori d'oro del Cariboo

Barkerville, il nome di una leggenda

BARKERVILLE, B.C. - Un barbuto personaggio vestito da cercatore d’oro canadese sta setacciando con l’apposita padella le sabbie di un rivolo d’acqua incanalato all’entrata di questa città fantasma del Cariboo, la leggendaria Barkerville dei pionieri del West. Il bambino guarda affascinato il movimento oscillante dell’uomo ricurvo e fissa incredulo quanto rimane sul fondo annerito del piatto al termine dell’esperimento: frantumi, sassolini luccicanti, residui di polvere d’oro. Del prezioso minerale rimangono tracce tuttora, quasi un secolo e mezzo dopo che la Cariboo Wagon Road, ferrovia costruita anche da braccia di lavoratori italiani, facilitò ai “prospectors” la risalita del Fraser, il possente fiume ricco del prezioso minerale.

Il fenomeno della gold-rush, la febbre dell’oro iniziata in California a metà Ottocento e proseguita senza tregua e sempre più a nord, fino all’Alaska, è adeguatamente documentato e illustrato in questa “Barkerville Historic Town”. I visitatori, turisti o studiosi provenienti da tutto il mondo, debbono tuttavia fare un salto indietro nel tempo per cercare di capire. Che cosa volevano, come vivevano quegli uomini e quelle donne, quali erano i loro sogni e quale la realtà quotidiana. Personaggi in costume, attori su un palcoscenico di un villaggio un tempo abitato da migliaia di avventurieri e minatori, conducono gli ospiti alla scoperta. Curiosi e silenziosi si esplora il passato. Il presente, logica conseguenza, è lasciato per intanto là fuori, nella frenetica vita della metropoli che allora non esisteva. Nata nel 1886, Vancouver è oggi uno dei grandi centri minerari del mondo.

Era il 1862 quando l’inglese Billy Barker - da lui il nome della cittadina - raccolse oro per un valore corrispondente a mezzo milione di dollari di allora. La notizia servì a richiamare orde di cercatori in quest’angolo del magnifico Cariboo. I “prospectors” provenivano in gran parte da sud, ma anche direttamente dall’Europa. E dalla Cina, per le vie del Pacifico, oggi organizzato in Pacific Rim per favorire scambi e cooperazione tra paesi affacciati sullo stesso oceano. A Yale, seicento chilometri più sotto, la “febbre” era scoppiata anni prima. Erano stati i nativi del luogo, i Tait People conosciuti come Sto:lo = gente del fiume, ad informarne i commercianti di pelli europei. I nativi - non chiamiamoli indiani perché non lo sono - conoscevano l’oro da sempre. Anche se non lo lavoravano e non gli davano troppa importanza, utilizzandolo unicamente come merce di scambio. Sia pure indirettamente è merito loro se la British Columbia è conosciuta come una grandissima regione mineraria, la cui industria - insieme con quelle della pesca, del legname e del turismo - s’è affermata  internazionalmente.

Il territorio provinciale comprende la parte più larga della Cordigliera Canadese, una cintura montuosa ricca in minerali e carbone. Oggi la regione produce ed esporta oro, argento, rame, piombo, molibdeno, carbone e minerali industriali. La BC è nota inoltre per l’alta qualità di carbone metallurgico, le gigantesche cave aperte di rame-molibdeno, i depositi di piombo e zinco, e quelli spettacolari più recentemente scoperti di argento e oro. La nostra industria mineraria è globalmente riconosciuta per competenza nell'esplorazione dei minerali, sviluppo delle miniere e sofisticate tecnologie applicative. Gode peraltro di un'eccellente geologia, di accesso ad abbondante fornitura di energia a basso costo, possiede buoni sistemi di trasporto (ferroviari e marittimi), porti attrezzatissimi ed ha una posizione strategica soprattutto in relazione ai mercati asiatici.

Barkerville consiste oggi in oltre 120 edifici fedelmente restaurati o ricostruiti: abitazioni, negozi, uffici, servizi. Albergo e pensione, ristorante e birreria, saloon e teatro (il Theatre Royal), chiesa, scuola, studio fotografico, clinica medica, farmacia, panificio e pasticceria, banca, ufficio postale, orologiaio, barbiere, sarto, falegname, officine del fabbro e del maniscalco, stalle, ecc. C’è un tipico quartiere cinese, con le scritte in lingua: i cinesi sono stati fin dall’inizio dell’immigrazione una grande forza lavoro in British Columbia e continuano a costituire energia motrice a tutti i livelli della società, dalla base ai vertici dell’economia, della cultura e della politica. Visito la redazione del The Cariboo Sentinel, lo storico giornale di Barkerville Williams Creek che alterna notizie di attualità a riproduzioni di spaccati d’epoca, con foto e racconti sui protagonisti del tempo. Le antiche compositrici e stampatrici, i banconi per l’impaginazione, rievocano in me l’odore del piombo e il paziente lavoro appreso e svolto in vecchie tipografie, quando nemmeno ci si sognava computer e internet. Congegni di un futuro trasformatosi nel presente. Più facile forse, anche se meno romantico.

Quesnel e i “Billy Barker Days”

Il centro più vicino (a parte la piccola contrada di Wells, fornita anche di Internet-Cafe, e il pittoresco villaggio di Cottonwood, ambedue sfiorati dalla strada numero 26 che collega Barkerville con l’autostrada del Cariboo) è a 90 chilometri. Quesnel, 11 mila abitanti ivi compresi i componenti di una settantina di famiglie dal cognome italiano, si annuncia all’entrata come “The Gold Pan City”: la città della padella d’oro. La padella dei cercatori d’oro, s’intende, non quella dei cuochi che tuttavia esistono egregi anche in questi luoghi sempre più meta, specie d’estate, del turismo internazionale. Il culmine è nella terza settimana di luglio, quando vi si svolgono i famosi “Billy Barker Days”, serie di eventi celebrativi del passato storico dell’area. Quesnel è alla confluenza dei fiumi Fraser e Quesnel, nome di un assistente dell’esploratore Simon Fraser. Nel secolo scorso era una delle entrate per via acquea ai campi d’oro e di riposo. I primi abitanti appartenevano alla grande Dakelh Nation = popolo che viaggia sull’acqua. Qui la Hudson’s Bay Company aveva uno dei suoi famosi centri commerciali.

L’economia della cittadina si basa prevalentemente sull’industria del legname, con centinaia di addetti occupati in cartiere, segherie e attività affini. Purtroppo la ricca vegetazione forestale della zona è stata di recente intaccata dall’infezione del “Pine beetle”, coleottero che si infiltra nel tronco dei pini e ne succhia la parte vitale fino a farli morire. Otto milioni e mezzo di ettari di foresta dell’interno britishcolumbiano ne sono stati infestati, 400 milioni di metri cubi di alberi sono stati abbattuti, i tronchi sezionati in ceppi e ridotti in segatura da vendere a basso prezzo. Gli esperti dicono che solo temperature a -40 gradi possono sterminare gli insetti, ma l’inverno passato è stato mite. Amministratori e politici, tra cui il sindaco locale Nate Bello e il premier della provincia Gordon Campbell, stanno studiando e progettando forme di diversificazione. E’ un processo lento, ma riguarda la sopravvivenza di comunità legate all’industria forestale.

La visita alla sede del Museo e degli Archivi mi riserva alcune piacevoli sorprese. A parte la bellezza dei giardini circostanti e l’abbondanza dei manufatti esposti, vi scopro una piccola interessante pubblicazione, curata nel 1998 da Caroline Mufford per la Quesnel Multicultural Society. Vi si parla anche degli Italiani, collegandoli innanzitutto all’organizzazione dei Knights of Columbus presenti quasi ovunque. Vi si aggiunge che “gli Italiani hanno contribuito alla nostra cultura in molte aree, incluse quelle delle organizzazioni sindacali, delle costruzioni, in particolare con lavori di mosaico e stucco, della vinificazione, della musica, e altro.... Hanno dato inoltre il loro apporto alla cultura del cibo nella nostra città.” Vi si nomina la famiglia di Paul Galliazzo, consulente forestale triestino qui immigrato negli anni Novanta. E si ricorda che una discendente di italiani, Gloria Lazzarin, era stata nominata nel 1996 “cittadina dell’anno” per meriti umanitari. Giovanni “John” Lazzarin (a Quesnel c’è una strada a lui intitolata) aveva lasciato le sue Alpi in Italia nel 1900 per cercare fortuna in California e poi nel Cariboo. Arrivato a Quesnel nel 1910, vi aveva aperto un negozio di fabbro-ferraio. Nel 1920 era tornato in Italia per sposare l’innamorata degli anni adolescenti, Carlotta Corazza, esperta sarta e ricamatrice. Una delle tante storie di emigrazione. Forse la stessa più o meno vissuta in precedenza dai coniugi Martello, le cui lapidi individuo nel vicino Cimitero dei Pionieri. (Anna M Zampieri Pan, settembre 2006)